venerdì 27 marzo 2020

il cagnolino nell'auto

Il cagnolino con la testa che dondola, negli anni 70 questi cagnolini (un pò Kitsch) li vedevamo sui lunotti posteriori delle auto, erano divertenti, ma soprattutto per i bimbi.

Alti circa 15 - 20 cm, avevano la testa separata dal corpo attaccata ad un gancio che permetteva di muoversi al minimo movimento. Erano ben fatti e ricoperti di velluto e sembrava avessero una loro vita... 

E'possibile trovarli ancora oggi anche su Amazon, ma chi li acquisterebbe??????

lunedì 23 marzo 2020

Lucio Battisti


Tra i più importanti, influenti e innovativi cantanti e musicisti italiani, è considerato una delle massime personalità nella storia della musica italiana sia come compositore e interprete dei suoi brani, sia come compositore per altri artisti. In tutta la sua carriera ha venduto oltre 25 milioni di dischi.

Abile chitarrista e perfezionista, noto anche per l'attenzione ai dettagli e la cura quasi maniacale che dedicava agli arrangiamenti e agli accordi. La sua produzione ha impresso una svolta decisiva al pop/rock italiano: da un punto di vista strettamente musicale, Lucio Battisti ha rivoluzionato e personalizzato in ogni senso la forma della canzone tradizionale e melodica, spesso combinandola con sonorità e ritmi tipici di svariati generi, riuscendo costantemente a rinnovarsi e ad addentrarsi con versatilità ed eclettismo nel rhythm and blues, prog rock, elettropop, latina, arrivando a toccare anche la new wave, la disco music, il folk, il soul, il beat e altro ancora.


Grazie all'armoniosa integrazione della sua musica con i testi scritti da Mogol, a tratti ermetici, Battisti ha segnato un'epoca della cultura musicale e del costume italiani, interpretando in stile poetico temi ritenuti esauriti o difficilmente rinnovabili, come il coinvolgimento sentimentale e gli avvenimenti della vita quotidiana; ha saputo esplorare argomenti del tutto nuovi e inusuali, a volte controversi, spingendosi fino al limite della sperimentazione pura nel successivo periodo di collaborazione con Pasquale Panella, caratterizzato da strutture musicali originali e disarticolate e da un rapporto col testo spinto ai limiti del non sense.


Per queste ragioni, Battisti è oggi legittimato quale vero e proprio genio della musica nonché punto di riferimento per il panorama musicale italiano; la sua popolarità sembra aumentare gradualmente anche fuori dai confini nazionali, merito anche di alcuni album e singoli pubblicati in spagnolo, inglese, tedesco e francese, cantati e arrangiati da Battisti stesso.


Talvolta criticato per le sue doti vocali, Battisti è stato anche una figura schiva e riservata: durante la sua carriera è apparso sporadicamente in pubblico e si è prestato alla stampa con sempre minor frequenza fino a quando ha deciso di ritirarsi completamente dalla scena, non apparendo più neanche nelle copertine dei suoi album.


Ora, quando ascoltate un brano del mitico Lucio, provate ad ascoltare solo le parole, eliminando del tutto la musica (é difficile) e sentirete una poesia.

L'Intrepido

Intrepido è stata una rivista di fumetti periodica pubblicata dagli anni trenta ai novanta dalla Casa Editrice Universo dei fratelli Alceo, Cino e Domenico Del Duca. Venne pubblicata per oltre sessanta anni arrivando a superare i tremila numeri.
La testata esordì il 23 febbraio 1935 e proseguì la pubblicazione fino al n. 42 del 19 dicembre 1943; dopo un'interruzione dovuta agli eventi bellici, riprese le pubblicazioni con un nuovo n. 1 il 23 agosto del 1945, continuando poi, ininterrottamente, fino al gennaio 1998 quando venne chiusa dopo 3028 numeri.


 

 
Franco Causio: Il barone









Walter Speggiorin: Speggiogoal









Beppe Savoldi: Mister 2 miliardi









Gianni Rivera: L'abatino










Walter Alfredo Novellino: Monzon








Pietro Anastasi: Pietruzzu

Paolo Rossi: Pablito

domenica 22 marzo 2020

Olivetti Lettera 32



Tanto era piccola quanto era rumorosa. Se la tastiera del vostro computer facesse un rumore simile potreste scordarvi di navigare in rete alle due di notte: ricevereste una denuncia da tutto il condominio!!!

Eppure l' Olivetti Lettera 32, portatile, era comodissima e si usava ovunque e senza bisogno di collegamenti elettrici e il suo suono era rassicurante. Era un gioiellino che non si rompeva mai e il sentirla all'opera dava un senso di affidabilità e di professionalità. Forse il mio amico Claudio ne sa più di me...


Si è abituati a pensare che il tempo che passa cambia i paesaggi e tutti si affrettano a scattare fotografie e a girare filmati per immortalare quelle immagini che temono di non poter più rivedere. Una cosa a cui non si pensa e che il tempo cambia anche i suoni e i rumori della nostra vita e lo fa in modo molto più subdolo di quanto fa con le immagini perché lo fa un po' alla volta e nessuno se ne accorge. Se in una città i pullman diventano da un giorno all'altro arancioni o verdi anziché blù tutti se ne accorgono, ma se gradualmente il rumore di fondo di quella stessa città cambia non ci si fa caso



lunedì 5 marzo 2012

La Prinz

NSU Motorenwerke AG


Dai primi anni ’60 fino al 1973 la casa tedesca NSU, ora parte del gruppo Volkswagen, produce nei suoi stabilimenti di Neckarsulm questa vetturetta a tre volumi, due porte e motore posteriore.
Spinta da un rumorosissimo motore bicilindrico di 600 cc raffreddato ad aria, rifinita in modo spartano e contraddistinta da una linea a saponetta goffa ed impacciata, ebbe un notevole successo di vendite tra i pensionati, le suore e gli impiegatucci più scalognati. Celebri le sue tinte: celeste pallido, bianco ghiaccio, grigio topo, beige, aragosta (proprio così) e, da toccare ferro (e non solo) a nominarla, verde bottiglia.
Prinz 1000 - L'evoluzione della specie
Non meno incredibili le sue versioni sportive: la 1000 e la 1200 TC, rese più aggressive (si fa per dire) da vistose grigliature e fanaleria posteriore a corpi separati! La Prinz aveva il motore posteriore trasversale bicilindrico 4T avviato da un una dinamo\motore (come l’Ape 600) e la linea un po' bizzarra ma diciamo avveniristica.
Con le Prinz si facevano anche i rally, le prestazioni erano ottime, era anche discretamente costosa per l’epoca.
Il fatto che aveva il motore posteriore rendeva l’aderenza della Prinz problematica in caso di pioggia, ma pure mitica funzionale ed essenziale.

Coloro che la possedevano, solitamente procedevano a 10 all’ora in mezzo alla strada, l’esatta antitesi della Smart per le donne di oggi.
Solitamente chi aveva la Prinz non faceva mai incidenti, faceva venire l’esaurimento a chi aveva intorno ma incidenti non ne aveva, al massimo li faceva fare.

Ricordo che da ragazzi, si pensasse che la Prinz verde portasse sfiga, quindi il primo che la vedeva passare, toccava con la mano un altro di noi e diceva "Prinz tua senza ritorno", ed il "malcapitato" la passava subito ad un'altro " ripetendo la stessa frase.

La Prinz è stata in realtà una grande utilitaria.
L'unica, in grado di competere per comodità e prestazioni alle Citroen Ami.
Un'auto, che permetteva con pochi soldi, di viaggiare comodi, molto meglio della seppur amatissima Fiat 500.

martedì 22 dicembre 2009

I club

Alla fine degli anni '70 a Perugia nascevano i club.
Il club, era un locale ricavato da una cantina o da un fondo (maleodorante), nel centro storico di Perugia, che dei ragazzi affittavano, per ritrovarsi nel pomeriggio, e non solo...
Dopo tanti giorni di saline, lavoro, e anche con l'investimento di diverse lire, questi locali venivano tirati a lucido (ma l'umidità e l'odore sgradevole di muffa c'erano sempre), per poter ospitare ragazzi e ragazze dell'età compresa dai 14 ai 18-20 anni, con scomodissime poltroncine fatte a mano dai più virtuosi, e divanetti (ah! se potessero parlare quei divanetti), si poteva ascoltare musica (immancabilmennte disco), fare salina senza le paranoie di essere scoperti dai genitori, anziché andare al bar "Ricci" in via Alessi, o al bar "Italia" in Piazza Italia (a giocare a biliardo) o ai baracconi, e fumarsi la prima, la seconda e anche la terza sigaretta; si poteva pomiciare in santa pace senza che nessuno ti notasse (almeno così sembrava), e per noi ragazzi era un momento veramente importante in quanto ci sentivamo già quasi adulti, per modo di dire...
Spesso veniva a farci visita anche la polizia o i carabinieri, a cui i vicini si rivolgevano quando erano arrivati all'esasperazione. E' naturale che i vicini non erano affatto contenti, in quanto in un buco come quello confluivano in un pomeriggio fino a cento persone che andavano e venivano, qualcuno si ubriacava, schiamazzando per quelle vie che davano risalto anche ad un sospiro, e i condomini che vivevano proprio sopra sopra ai club, erano incazzatissimi. La musica chiaramente si ascoltava a tutto volume, ed era la parte interessante, molti deejay sono nati proprio imparando a "cambiare" nei club, per poter poi approdare nelle discoteche più affermate del capoluogo umbro.
Tra i tanti club sorti in quel tempo a Perugia ricordo il Time Out in via Torricella (gestito dai ragazzi di S. Erminio: il Tromba, il Pepi, Faustino, Penci, ecc.), il Pink Panter Club in via della Viola (uno tra i primi ad essere fondati dai vari Paffino, Ghandi, L'omino, ed altri ancora), il Crazy Horse in via Volte della Pace, il Jackie 'o, il Panda ed altri ancora.
Se ti ricordi altri club e la loro ubicazione ti prego di postarmeli per pubblicarli.

Via Volte della Pace, in uno dei locali (fondi) a sinistra c'era il Crazy Horse.

Le espadrillas

Erano un "modus vivendi", chi aveva le espadrillas era sicuramente un soggetto scanzonato, senza pretese, che si accontentava, che badava più alla praticità che alla forma. Era una calzatura povera, e se vogliamo dirla tutta potremmo proprio definirla una caduta di gusto. L'origine è ispano-portoghese, erano costituite da una suola in corda intrecciata cucita a una tela abbastanza resistente. Disponibili in innumerevoli colorazioni, sia in tinta unita sia in fantasia, ed erano utilizzatissime durante l'estate.
Il colore era molto importante, infatti si cercava sempre la tinta un più modaiola e meno banale (almeno quello). Erano le scarpe che indossavi con i jeans, con i bermuda, in casa, all'aperto, ad una cena con gli amici, quando uscivi dal bagno o dalla piscina, praticamente potevano essere considerate una seconda pelle... (ma solo in estate).

I QUINDICI


Quanti pomeriggi della mia infanzia ho trascorso leggendo questa meravigliosa enciclopedia, erano i "libri del come e del perché"!
I quindici, erano una grande esperienza conoscitiva, un modo anche di "viaggiare" senza muoversi !
Non avevamo Internet (sono un internetnauta), e quindi questi volumi permettevano di spaziare su i molteplici argomenti che catturano l'attenzione degli adolescenti, a cominciare dalle fiabe, le poesie, conoscere le tradizioni, capire i comportamenti degli animali, delle piante, e poi i racconti, i luoghi, approcci di biologia fino ad arrivare agli immancabili giochi (non videogiochi), con le nozioni anche per autocostruirli.
Ricordo cosi, quanti pomeriggi ho passato sdraiato sul divano, o sul pavimento, o sul letto con tutti i volumi, pronti per essere sfogliati! ... Si perché si poteva passare da racconti a cosa fanno gli uomini o gli animali solo cambiando volume, era fin troppo facile.
Questa è l'edizione che avevo io:
1.Poesie e rime
2.Racconti e fiabe
3.Personaggi italiani famosi
4.Personaggi stranieri famosi
5.Personaggi stranieri famosi
6.Il mondo e lo spazio
7.La vita intorno a noi
8.Come funzionano le cose
9.Come si fanno le cose
10.Luoghi da conoscere
11.Feste e costumi
12.Come le cose cambiano
13.Cosa fanno gli uomini
14.Fare e costruire
15.Voi e il vostro bambino
Chissà perché mancava un volume dedicato alla crescita interiore e spirituale..Ma forse questo era un altro argomento, che poco mi interessava.

Il diario Vitt, chi non lo ha avuto nella borsa di scuola?

E’ stato l’amico sincero, un amico molto particolare, di tante generazioni di ragazzi.

Per una trentina d’anni ha deliziato tanti giovani che ora, ahimè !, giovani non più, lo ricordano con un misto di nostalgia, simpatia, riconoscenza. “ …chi l’ha conosciuto non l’ha dimenticato; chi non l’ha conosciuto ne ha certo sentito parlare…“ ha scritto qualcuno. Quell’amico, quel caro amico, era …di carta, era un “giornalino“ che ha occupato un posto importante nella stampa per ragazzi del secolo appena passato.

Si chiamava “il Vittorioso “.
Lo cita anche Ligabue (che non dice mai banalità) in un brano "Lettera G", questo diario scolastico è infatti la creatura più importante nata da una indovinata intuizione, illustrato dai disegni del grande Jacovitti, vede la luce nel 1949 e per oltre cinquant’anni accompagna il percorso scolastico di migliaia e migliaia di ragazzi (chi non l’ha conosciuto?) vendendo un numero impressionante di copie (si parla di un paio di milioni di copie negli anni Settanta !).
Sopravvissuto a “il Vittorioso“ fino al 1980, sospeso fino al 1983 per dissapori causati da un kamasutra jacovittesco non gradito all’editore, riappare come “Diario Jacovitti“ fino al 1992, per ritornare ad essere “Diario Vitt“ quando le Cartiere Pigna ne rilevano la testata.
Si, doveva essere usato per scrivere i compiti assegnati a scuola, ma poi... tutti vi scrivevano di tutto, dagli amori, agli stati d'animo, ci attaccavamo adesivi, figurine, ritagli di giornali, fino ad arrivare alla mitica parola "ELSA" scritta sulla parte laterale che a diario chiuso era una parola mentre se veniva sfogliato la parola era tutta un'altra...

domenica 20 dicembre 2009

I Miniassegni

Negli anni 1976 e 1977, ci fu in Italia una carenza di monete di piccolo e piccolissimo taglio. La situazione si fece caotica, in particolare per il settore del commercio al dettaglio. Scattò la fantasia, sollecitata da esigenze nazionali. Le banche assursero, per 2 anni, il ruolo di istituto di emissione. E l'operazione non fu sbagliata, tantoché questi "pezzi di carta", circolanti e dal troppo maneggio quotidiano, non tornarono più indietro, il che ha fatto guadagnare ai banchieri.
Alcuni istituti di credito, poi seguiti da tanti altri, ebbero la felice intuizione di far stampare dei mini assegni, da importi da 50 fino a 350 lire.
Fu una "pagina" di storia bancaria: per ragioni pratiche questi "pezzi di carta", corrispondenti al valore indicato e garantiti a tutti gli effetti, erano più piccoli del tradizionale assegno bancario facente parte del solito carnet e furono emessi, trovando l'escamotage di non portare l'indicazione di assegno circolare ma a favore di "portatore".

Furono due anni di adattamenti ma la formula del tutto temporanea, funzionò: la carenza di spiccioli venne tamponata. Questa procedura bancaria, diede anche un profitto alle banche. Moltissimi dei mini assegni, non tornarono più indietro all'istituto che aveva emesso questi tagliandini, perché smarriti, deteriorati per la troppa circolazione, e perché incamerati dai collezionisti, con tanto di quotazioni. A tutt'oggi, quel fenomeno è divenuto un oggetto-culto per gli amatori, come per la numismatica o collezioni rare di pezzi d'antichità.

sabato 19 dicembre 2009

Erano i tempi del GRIFO, per la prima volta in serie A!!!

Che momenti magici.
Fu una grande affermazione del Perugia, che vinse il campionato in volata sul Como, distanziato di tre lunghezze. Dopo otto anni e continui alti e bassi in Serie B, la formazione del presidente Franco D'Attoma, guidata sapientemente da un giovane allenatore: Ilario Castagner compì la svolta decisiva, che cambiò per sempre la storia del Club Perugino.
La formazione tipo era: Marconcini, Nappi, Raffaeli; Savoia, Frosio, Picella; Scarpa, Curi, Sollier, Vannini, Pellizzaro. Gli altri giocatori impiegati erano il portiere Malizia; i difensori Baiardo, Petraz e Giubilei; i centrocampisti Amenta, Tinaglia e Sabatini e gli attaccanti Marchei e Vitulano.

Ricordo ancora la partita "Perugia - Novara", era il 22 giugno 1975, ultima giornata del campionato di serie B, il Perugia già promosso in serie A, avevo 12 anni, ed ero allo stadio Santa Giuliana per assistere allo spettacolo dei festeggiamenti con mio padre, dal settore "rettilineo" (ve lo ricordate?) ed aspettavamo la fine della partita per entrare in campo a conquistare la maglia dei Grifoni. Era primavera, e le bellissime serate si prestavano molto, per organizzare in ogni quartiere di Perugia una festa (solitamente con porchetta e vino), Perugia era totalmente biancorossa, a Monteluce, sulle scale prospicienti la chiesa era stata disegnata una A gigantesca, a Sant'Erminio un GRIFO enorme era stato disegnato sulla strada, ma ad Elce, Stazione di Fontivegge, via dei Filosofi, Ponte S. Giovanni, Centro storico, era un pullulare di bandiere, stemmi, insomma Perugia era completamente tirata a festa con i colori biancorossi. UNO SPETTACOLO!!!

A
quel tempo ascoltavamo alla radio i "Dischi Caldi" con il precursore dei deejay stile americano, il mitico Giancarlo
Guardabassi o meglio Peppin de Sguilla, o ancora Giambasso, primo ed unico, che abbia fatto conoscere il dialetto "perugino" (che io amo tantissimo) in tutta Italia. La prima puntata andò in onda il 7 ottobre 1973 su Radio 1 (che allora si chiamava Programma Nazionale). Nel corso di "Dischi Caldi", venivano proposti i brani collocati tra la posizione 20 e la posizione 11 nelle classifiche di vendita italiane. I "Dischi Caldi", erano appunto i dischi che si scaldavano per entrare nella 'hit parade' di Lelio Luttazzi. Il grido di Guardabassi, "Forza Perugiaaa", divenne noto agli italiani al punto che Ilario Castagner, ringraziò pubblicamente il conduttore, poiché spronava la squadra prima di scendere in campo. Frasi come "non li canta la Tebaldi ma son caldi caldi caldi" o personaggi quali "il grifo di Annifo" sono entrati nell'immaginario degli ascoltatori dell'epoca. mancio1963@gmail.com




Mi trovavo al mare a Torrette di Fano (e dove altrimenti?) ed un ragazzo di Torino mi disse: "Ehi! Tu parli come Peppin de Sguilla..." Ero molto giovane, e fu la prima volta che mi sentii lusingato "d'esse perugino", capendo che il mitico Giancarlo era conosciuto in tutta Italia. Fu proprio lui che a campionato non ancora vinto (ma quasi) lanciò l'inno "Forza Perugiaaaaaa" che ancora oggi qualche volta canticchio, fu proprio lui che ci strinse ancora di più intorno al magico GRIFO.
Lo potete ascoltare cliccando sul link sottostante.





Le radio libere... Ve le ricordate? (che musica...!)

Si, proprio quelli che ascoltavano le radio libere.
A Perugia come in tutta Italia negli anni '70 - '80 nascevano le radio libere, che trasmettevano la musica di tendenza di quegli anni, e noi ragazzi le ascoltavamo con vero piacere, io (sono nato nel 1963) e i miei coetanei a Perugia, potevamo sintonizzarci su Radio Trimmer St. Andrew's frequenza 102.6 Mhz, Radio AUT frequenze 96.0, 98.1, 103.2, Radio Perugia 1 frequenze 98.7, 100.7 e 103.7 (dove anche io trasmettevo), Radio tele AIA frequenze 101.900 e 102.900, Radio Augusta Perusia, Radio Tele Grifo, Radio Umbria frequenza 100 mhz, Radio Subasio ed altre ancora. Anzi vi invito a scrivermi per inserirle nell'elenco.

Ci si salutava la sera con la "frega", dandosi appuntamento più tardi alla radio, per ascoltare le dediche in diretta, con la canzone che più ci piaceva (non c'erano gli sms...).
Vorrei mantenere vivo questo blog con voi, inviatemi dei testi, delle immagini, e li pubblicherò, riscopriamo quegli anni, veramente liberi, da tutto e da tutti. Erano i nostri anni.
Mi raccomando postate
Ciao a presto

m@ncio1963@gmail.com